Chi siamo

L’associazione G. I. R. A. F. F. A. AH! Onlus è costituita da donne che si occupano di donne vittime di violenza.
Essa è nata a Bari, in via informale, nel 1997 sulla base di una esperienza di donne volta alla presa di coscienza da parte delle stesse dei condizionamenti educativi e culturali della società.
L’associazione, vista la positività del gruppo e le problematiche che le stesse vivevano, nel 1998 si è costituita formalmente, dotandosi di un atto costitutivo con relativo statuto e, da quel momento, ha aperto,  su base assolutamente volontaristica, il centro d’ascolto per donne maltrattate.
L’inizio è stato un cammino molto lungo e che forse mai sarà completamente compiuto ma che porta a modificare i rapporti di forza e di potere tra i sessi e le generazioni.  All’epoca parlare o affrontare la violenza contro le donne appariva a molte come un mandato di miseria femminile, di debolezza con il conseguente bisogno di tutela, mentre è al contrario uno dei punti di maggior forza che la politica delle donne abbia prodotto e l’unico dove la loro richiesta non può essere confusa né con l’uguaglianza tout court con gli uomini né con l’omologazione al sistema dei valori esistenti.
E’ oramai quasi un quarto di secolo che, in Italia, la forza delle donne ha agito contro la violenza maschile dentro e fuori della famiglia, segnando la scena pubblica e politica, generando consapevolezza, cultura, strumenti, servizi, modificando leggi e mentalità consolidate, metodologie e saperi.
Su come dare aiuto concreto in modo continuativo a donne in difficoltà, Giraffa ha organizzato quasi subito la propria azione politica e culturale, consce del fatto che la legge, di per se, risolveva ben poco i problemi delle donne violate o maltrattate, le quali, per uscire dai rapporti violenti, avevano bisogno di trovare persone e luoghi capaci di ascoltare, di credere in loro, di aiutarle a sottrarsi a situazioni indicibili e a ritrovare la strada per governare la loro vita. E così le associate di Giraffa, dopo aver aperto il centro d’ascolto per donne maltrattate, sull’onda dell’emergenza, dovuta alla tratta delle donne per fine di sfruttamento sessuale e, per quell’epoca,  delle donne provenienti dai paesi dell’Est, si sono dotate di una casa rifugio, denominata casa dei diritti delle donne. Tutto ciò per Bari e per la Regione Puglia era una grande novità.
Abbiamo proposto, nel corso degli anni,   una forma di aiuto alle donne, anche con i figli minori, in modo organizzato anche se solo su base volontaristica, con telefoni e luoghi ove era possibile trovare sostegno, essere accolte e credute, sottratte temporaneamente ad una situazione di emergenza con personale femminile, capace di dare assistenza psicologica, sociale, e legale, avere un rifugio segreto per uscire dalla violenza.
Un modello che si è specializzato nel corso degli anni per divenire centro antiviolenza. Esperienza che ha fatto emergere il dato, poi confermato anche in Italia, delle molteplicità delle violenze nei rapporti familiari o nell’ambito di quelle relazioni che, anni dopo, il rapporto Istat ha definito  di “fiducia tradita”  che comprende amici, fidanzati, vicini di casa, colleghi di lavoro, ex coniugi, corteggiatori e sconosciuti. Una storia in cui nei primi anni i servizi pubblici che avevano affrontato le “vittime” della violenza, dimostrando la propria inadeguatezza a dare risposte efficaci e non colpevolizzanti.
La vittimizzazione secondaria che producevano, infatti, aveva indotto molte donne, all’epoca ritenute femministe, ad elaborare progetti di auto mutuo aiuto,  chiedendo alle istituzioni locali e nazionali sostegno economico per la casa rifugio, una legislazione adeguata ed una diversa formazione degli operatori sanitari e delle forze dell’Ordine.
Quindi l’organizzazione dell’associazione con il proprio centro per donne maltrattate si presentava come un compito molto difficile in una cultura di servizi fortemente istituzionalizzata e con il dibattito sul terzo settore che cominciava a nascere. Inoltre, la scarsa o l’inesistente disponibilità finanziaria delle amministrazioni locali a cimentarsi in una nuova frontiera, che nessuna legge dello Stato prevedeva, rendeva sempre più arduo tutto. Tanto poiché  non esistevano finanziamenti finalizzati, per i quali si chiedeva una forte carica d’innovazione soprattutto agli enti locali.  Abbiamo cercato di concepire il lavoro di sostegno rompendo con la dipendenza delle donne, l’assistenzialismo, gli specialisti e la gerarchia, per provare ad instaurare rapporti di relazioni inedite in cui anche la difficoltà poteva trasformarsi in forza. La tenacia ha dato i propri frutti ed il successivo raccordo con altri centri ed altre donne di ogni città d’Italia ha indicato il percorso su cui tante altre realtà si sono incamminate. Ed oggi , se molte città anche della Regione, stanno lavorando per aprire altri centri significa che il cammino iniziato alla fine degli anni novanta ha prodotto risultati convincenti nella pratica di aiuto alle donne.
Le donne che hanno dato vita a Giraffa Onlus, riuscendo nel loro intento, hanno costruito una teoria ed una metodologia di accoglienza delle donne, di formazione delle operatrici e volontarie, di intervento verso gli operatori dei servizi sociali, sanitari, scolastici, forze dell’Ordine o Tribunali che ha creato sostegno alle donne dove prima c’era indifferenza e vuoto, e contestualmente ha colmato un deficit di conoscenza ed informazione tramite tutte le azioni di sensibilizzazione/informazione che ha realizzato nel corso degli anni.
Nell’anno 2014 Giraffa Onlus ha ottenuto la certificazione di qualità.

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